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Molte decine di migliaia di pensionati stranieri si trasferiscono in Italia definitivamente e molte decine di migliaia di pensionati Italiani fanno altrettanto verso le nuove mete, come Bulgaria, Portogallo e Canarie. Come è possibile che questi due flussi avvengano insieme? Chi ha ragione?

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Il numero dei pensionati che vengono in Italia dopo aver conseguito la pensione, i "retired expat", è difficile da stimare ma probabilmente supera i centomila. Riviste e siti web autorevoli, come 10 Best Places To Retire, pongono l'Italia tra le prime dieci mete al mondo per questa classe di popolazione.

D'altra parte il numero di pensionati italiani che opta per il percorso inverso sta crescendo a ritmi impressionanti, come sottolineato dall'Inps.

Ma non c'è una contraddizione in questi dati? Insomma, l'Italia è un paese adatto ai pensionati oppure no?

Equilibrista con gli euroPer risolvere questa apparente contraddizione, dobbiamo considerare che i pensionati Italiani vanno all'estero soprattutto per una questione di sopravvivenza economica e sicurezza percepita. La pensione è un titolo di reddito fisso ma il suo valore di acquisto può aumentare drasticamente come conseguenza dei diversi regimi fiscali (il 6% di tasse in Bulgaria, lo 0% per dieci anni in Portogallo) e del diverso costo della vita (pari al 30/40% rispetto all'Italia).  Tutti i pensionati intervistati hanno dichiarato che, se non fosse per questi due punti, loro avrebbero continuato a vivere nel loro Paese. Si trasferiscono all'estero, dove vivono comunque bene, solo per riappropriarsi di una dignità che in Patria la pensione bassa non gli consente di avere.

Al contrario i retired expat vengono spesso da Paesi con costo della vita elevato, per cui il cambio per loro è vantaggioso. La pressione fiscale è equivalente, quando non addirittura sfavorevole, ma alcune persone possono adottare meccanismi previsti dalla legge per trasferire gran parte dei loro fondi in paesi a fiscalità "efficiente" come Malta e Gibilterra, e soggiornare in un terzo Paese come l'Italia.

Equilibrista con le sterlinePer completare il quadro dobbiamo considerare che il potenziale expat non confronta l'Italia solo con il suo Paese di partenza, come UK, ma anche con gli altri Paesi che potrebbero ospitarlo. Per fare un'analisi obiettiva, basiamoci sulla classifica 2016 di InternationalLiving.com su "Il miglior posto del mondo dove vivere in pensione" dove l'Italia viene posizionata al 16° posto mondiale ed al 5° posto europeo. Non male, considerato che le Nazioni al mondo sono 196, ma per capire come fare meglio esaminiamo i singoli fattori.

Ci abbassano la media i fattori economici, come il costo dell'alloggio e della vita, e la mancanza di una politica volta ad attirare i pensionati esteri. I nostri punti di forza sono il clima, le infrastrutture, uno stile di vita salutare, i divertimenti e la facile integrazione nel tessuto locale.

Come effetto diretto di questa percezione, gli expat si stanno orientando verso quelle aree che mantengono i punti di forza ma mitigano quelli deboli: a parte la "solita" Toscana, molti stanno scoprendo l'Emilia Romagna, l'Abruzzo, le Marche.

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